
Come andare in pensione con lo stesso stipendio?

Il TFR può diventare la base per una pensione completa, per le nuove generazioni
Nel 1995, con la riforma Dini voluta dal governo di centrosinistra, è cambiato radicalmente il modo in cui vengono calcolate le pensioni in Italia. Quella riforma ha introdotto il sistema contributivo per i nuovi lavoratori, mandando in pensione – è proprio il caso di dirlo – il vecchio sistema retributivo.
Il passaggio è stato netto: chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 si è trovato dentro un meccanismo completamente diverso, dove la pensione non dipende più dallo stipendio degli ultimi anni, ma solo da quanto si è versato nel tempo.
Per i giovani e per chi ha carriere meno stabili, si è creato un divario importante tra quello che si guadagna durante la vita lavorativa e quello che si riceverà come pensione. Infatti, per un giovane lavoratore, il gap tra stipendio e pensione può arrivare intorno al 30-40% in meno rispetto all’ultima retribuzione netta. Questo dipende da vari fattori: carriera, contributi versati, contratto e continuità lavorativa.
Per fare un esempio concreto, un lavoratore che guadagna circa 1400 € mensile nette e rischia di andare in pensione con un importo variabile fra gli 800 ed i 900€.
E' possibile mantenere lo stesso reddito in pensione?
E' possibile, magari non per tutti, ma per molti è alla portata. Basta giocarsi bene le carte. E la carta giusta, per i lavoratori dipendenti, si chiama Tfr. Il Trattamento di fine rapporto non è solo una liquidazione da prendere quando si lascia il lavoro. Se lo usi bene, può diventare la base per una pensione completa, senza tagli.
I giovani partono avvantaggiati. Hanno tempo davanti e il tempo, in questo gioco, è oro. Un 30enne che versa il Tfr in un fondo pensione e sceglie una linea d’investimento dinamica (con molte azioni, per intenderci) può arrivare tranquillamente al 100% del suo stipendio netto. Anzi, può anche superarlo.
I 40enni e i 50enni? Anche loro ci arrivano vicini. Serve però un piccolo sforzo in più: mettere qualcosa ogni mese oltre al Tfr. Ma non serve fare salti mortali. Con un piano chiaro e costante, si può arrivare a percentuali vicine al reddito.
Prima inizi, meno devi faticare
Chi parte a 30 anni ha un grande vantaggio. Il solo Tfr basta (quasi sempre). Più tardi inizi, più è necessario integrare con versamenti extra. Il concetto è semplice: il tempo moltiplica i risultati.
E se ti stai chiedendo “ma quanto dovrei mettere?”, ecco qualche numero. Un 40enne che vuole arrivare al 100% del suo stipendio, puntando su investimenti dinamici, può cavarsela con 120 euro al mese. Un 50enne più prudente, invece, dovrà sostenere importi ben maggiori.
Fin qui abbiamo parlato di redditi stabili. Ma se il tuo stipendio cresce un po’ ogni anno, tipo dell’1,5% in più dell’inflazione? In quel caso la pensione sarà più alta, sì, ma lo sarà anche lo stipendio. E la distanza tra i due si allarga. Il risultato? Il tasso di sostituzione (cioè la percentuale della pensione rispetto allo stipendio finale) scende. Anche al 55%.
In questo caso per coprire il gap servono ancora più soldi.
Purtroppo pochi lavoratori hanno investito il Tfr in un fondo pensione negli ultimi decenni. Solo il 22%. Il resto è rimasto fermo nelle aziende o nel fondo Inps. È un’occasione buttata.
Il Tfr lasciato lì cresce poco. Molto meno rispetto a un fondo pensione ben gestito. E la differenza, sul lungo periodo, è rilevante Investire il Tfr è una delle scelte più intelligenti che si possano fare.
Chi rende di più: il Tfr in azienda o il fondo pensione?
Vediamolo con i numeri. Negli ultimi dieci anni, il Tfr ha reso il 2,4% l’anno. I fondi pensione? Dipende, alcuni poco altri anche il 5%.
Ma il vantaggio è un altro, il Tfr in azienda viene tassato dal 23% al 43%. Il fondo pensione invece ha un’aliquota che va dal 15% fino al 9%. Quindi, alla fine, il fondo pensione conviene quasi sempre.
E' possibile utilizzare i soldi del fondo pensione anticipatamente?
Il Tfr versato in un fondo pensione non è bloccato fino alla pensione: in alcuni casi si può richiedere in anticipo. Ad esempio, dopo otto anni di partecipazione, è possibile usarlo per acquistare o ristrutturare la prima casa, oppure per spese sanitarie gravi in qualsiasi momento. Si può anche chiedere un’anticipo fino al 30% per esigenze personali. Ovviamente ogni anticipo riduce l’importo futuro della pensione integrativa.
Una novità importante: andare in pensione prima
Dal 2025 c’è un’opportunità in più. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 può andare in pensione a 64 anni invece che a 67. Serve avere almeno 25 anni di contributi e raggiungere una soglia minima di pensione.
E il Tfr investito qui fa la differenza. Se messo in un fondo pensione, può servire come scivolo per anticipare l’uscita.
I lavoratori autonomi hanno più ostacoli
Chi lavora in proprio non ha il Tfr. E in più paga meno contributi. Risultato: la pensione sarà più bassa. Ma c’è comunque spazio per una strategia di investimenti.
Anche in questo caso, la deduzione fiscale aiuta ma non può risolvere il problema in modo evidente.
In conclusione, la pensione integrativa, fatta bene, non è un lusso. È una scelta di buon senso. E il Tfr, se usato nel modo giusto, può diventare un alleato potentissimo.
Non serve essere esperti. Basta avere un obiettivo e cominciare. Magari con l’aiuto di un consulente. Ma l’importante è non rimandare. La libertà futura si costruisce adesso, un mese alla volta.
Il passaggio è stato netto: chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 si è trovato dentro un meccanismo completamente diverso, dove la pensione non dipende più dallo stipendio degli ultimi anni, ma solo da quanto si è versato nel tempo.
Per i giovani e per chi ha carriere meno stabili, si è creato un divario importante tra quello che si guadagna durante la vita lavorativa e quello che si riceverà come pensione. Infatti, per un giovane lavoratore, il gap tra stipendio e pensione può arrivare intorno al 30-40% in meno rispetto all’ultima retribuzione netta. Questo dipende da vari fattori: carriera, contributi versati, contratto e continuità lavorativa.
Per fare un esempio concreto, un lavoratore che guadagna circa 1400 € mensile nette e rischia di andare in pensione con un importo variabile fra gli 800 ed i 900€.
E' possibile mantenere lo stesso reddito in pensione?
E' possibile, magari non per tutti, ma per molti è alla portata. Basta giocarsi bene le carte. E la carta giusta, per i lavoratori dipendenti, si chiama Tfr. Il Trattamento di fine rapporto non è solo una liquidazione da prendere quando si lascia il lavoro. Se lo usi bene, può diventare la base per una pensione completa, senza tagli.
I giovani partono avvantaggiati. Hanno tempo davanti e il tempo, in questo gioco, è oro. Un 30enne che versa il Tfr in un fondo pensione e sceglie una linea d’investimento dinamica (con molte azioni, per intenderci) può arrivare tranquillamente al 100% del suo stipendio netto. Anzi, può anche superarlo.
I 40enni e i 50enni? Anche loro ci arrivano vicini. Serve però un piccolo sforzo in più: mettere qualcosa ogni mese oltre al Tfr. Ma non serve fare salti mortali. Con un piano chiaro e costante, si può arrivare a percentuali vicine al reddito.
Prima inizi, meno devi faticare
Chi parte a 30 anni ha un grande vantaggio. Il solo Tfr basta (quasi sempre). Più tardi inizi, più è necessario integrare con versamenti extra. Il concetto è semplice: il tempo moltiplica i risultati.
E se ti stai chiedendo “ma quanto dovrei mettere?”, ecco qualche numero. Un 40enne che vuole arrivare al 100% del suo stipendio, puntando su investimenti dinamici, può cavarsela con 120 euro al mese. Un 50enne più prudente, invece, dovrà sostenere importi ben maggiori.
Fin qui abbiamo parlato di redditi stabili. Ma se il tuo stipendio cresce un po’ ogni anno, tipo dell’1,5% in più dell’inflazione? In quel caso la pensione sarà più alta, sì, ma lo sarà anche lo stipendio. E la distanza tra i due si allarga. Il risultato? Il tasso di sostituzione (cioè la percentuale della pensione rispetto allo stipendio finale) scende. Anche al 55%.
In questo caso per coprire il gap servono ancora più soldi.
Il Tfr, purtroppo, viene sprecato
Purtroppo pochi lavoratori hanno investito il Tfr in un fondo pensione negli ultimi decenni. Solo il 22%. Il resto è rimasto fermo nelle aziende o nel fondo Inps. È un’occasione buttata.
Il Tfr lasciato lì cresce poco. Molto meno rispetto a un fondo pensione ben gestito. E la differenza, sul lungo periodo, è rilevante Investire il Tfr è una delle scelte più intelligenti che si possano fare.
Chi rende di più: il Tfr in azienda o il fondo pensione?
Vediamolo con i numeri. Negli ultimi dieci anni, il Tfr ha reso il 2,4% l’anno. I fondi pensione? Dipende, alcuni poco altri anche il 5%.
Ma il vantaggio è un altro, il Tfr in azienda viene tassato dal 23% al 43%. Il fondo pensione invece ha un’aliquota che va dal 15% fino al 9%. Quindi, alla fine, il fondo pensione conviene quasi sempre.
E' possibile utilizzare i soldi del fondo pensione anticipatamente?
Il Tfr versato in un fondo pensione non è bloccato fino alla pensione: in alcuni casi si può richiedere in anticipo. Ad esempio, dopo otto anni di partecipazione, è possibile usarlo per acquistare o ristrutturare la prima casa, oppure per spese sanitarie gravi in qualsiasi momento. Si può anche chiedere un’anticipo fino al 30% per esigenze personali. Ovviamente ogni anticipo riduce l’importo futuro della pensione integrativa.
Una novità importante: andare in pensione prima
Dal 2025 c’è un’opportunità in più. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 può andare in pensione a 64 anni invece che a 67. Serve avere almeno 25 anni di contributi e raggiungere una soglia minima di pensione.
E il Tfr investito qui fa la differenza. Se messo in un fondo pensione, può servire come scivolo per anticipare l’uscita.
I lavoratori autonomi hanno più ostacoli
Chi lavora in proprio non ha il Tfr. E in più paga meno contributi. Risultato: la pensione sarà più bassa. Ma c’è comunque spazio per una strategia di investimenti.
Anche in questo caso, la deduzione fiscale aiuta ma non può risolvere il problema in modo evidente.
In conclusione, la pensione integrativa, fatta bene, non è un lusso. È una scelta di buon senso. E il Tfr, se usato nel modo giusto, può diventare un alleato potentissimo.
Non serve essere esperti. Basta avere un obiettivo e cominciare. Magari con l’aiuto di un consulente. Ma l’importante è non rimandare. La libertà futura si costruisce adesso, un mese alla volta.
Tag: Lavoro Pensione
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