
Perché le borseggiatrici restano impunite?

Grazie ad un cavillo le giovani borseggiatrici riescono a sfuggire alla giustizia
I media fanno frequente riferimento alle borseggiatrici che operano nelle città italiane, senza che nessuno riesca ad intervenire o mettere un freno a questa attività. E' emblematica la situazione documentata a più riprese dal giornale satirico Striscia la Notizia, in cui un gruppo di giovani borseggiatrici di origine rom sembra operare nell'impunità totale nella metropolitana di Milano, nonostante il reato sia reiterato e documentato anche con filmati video diffusi sui social network, che sono evidentemente anche in possesso delle forze dell'ordine.
Dopo ogni borseggio, spesso vengono fermate, ma la mattina seguente sono di nuovo all'opera per infilare le mani nelle tasche e nelle borse dei passeggeri.
Ma perché non restano in carcere?
Il motivo di tutto ciò risale nel nostro codice giuridico, in particolare nell’articolo 146 del codice penale, che stabilisce il differimento della pena per le donne incinte e le neomamme. Nello specifico l'articolo cita che : «L'esecuzione di una pena, che non sia pecuniaria, è differita: 1) se deve aver luogo nei confronti di donna incinta; 2) se deve aver luogo nei confronti di madre di infante di età inferiore ad anni uno».
L'articolo 146 di per sé tutela il prezioso diritto alla maternità e tutela gli stessi minori neonati, ed ha quindi un nobile intento, tuttavia episodi come questo sfuggono alle motivazioni ed agli intenti originali per cui è era stato redatto.
Le giovani borseggiatrici beneficiano sempre del differimento della pena?
Probabilmente le giovani borseggiatrici, sia pur maggiorenni e consapevoli, sono spesso un anello di una catena criminale che conosce bene le regole basilari del diritto nel nostro paese, il loro modo di operare assicura loro anche un ricambio periodico e soprattutto il fatto di essere rimesse in libertà nell'ambito delle condizioni di maternità e neonatalità, anche se vengono arrestate in flagranza.
Che fine fanno le pene sospese e arretrate?
Visto che nelle situazioni descritte si parla di sospensione, congelamento e differimento delle pene, è lecito domandarsi cosa accade nella pratica alle denunce e condanne che vengono accumulate. Emblematico il caso di una ragazza borseggiatrice fermata a Milano, che all’età di 26 anni aveva giù accumulato un totale di carica 25 anni di carcere, regolarmente differito e sospeso.
Ebbene, quando non potranno più beneficiare di un nuovo differimento perché non più gravide o neomamme, e verranno fermate dalle forze dell’ordine, non potranno più beneficiare di un nuovo differimento e sconteranno le loro pene. Non è però difficile immaginare che prima di trovarsi in tali condizioni lasceranno il nostro paese rendendosi spesso irreperibili, da sostanziali impunite.
Per questo motivo l'unica soluzione efficace alla risoluzione di questo problema, che indubbiamente danneggia l'immagine delle forze dell'ordine e della giustizia italiana, è una modifica del codice di procedura penale, nell'ambito di una sua riforma complessiva. Al proposito ricordiamo che nostro codice penale è stato redatto nel 1930 da Alfredo Rocco, il guardasigilli del governo Mussolini, e da allora è ancora in vigore.
Dopo ogni borseggio, spesso vengono fermate, ma la mattina seguente sono di nuovo all'opera per infilare le mani nelle tasche e nelle borse dei passeggeri.
Ma perché non restano in carcere?
Il motivo di tutto ciò risale nel nostro codice giuridico, in particolare nell’articolo 146 del codice penale, che stabilisce il differimento della pena per le donne incinte e le neomamme. Nello specifico l'articolo cita che : «L'esecuzione di una pena, che non sia pecuniaria, è differita: 1) se deve aver luogo nei confronti di donna incinta; 2) se deve aver luogo nei confronti di madre di infante di età inferiore ad anni uno».
Quindi in sostanza le giovani sono parte di una catena criminale che usa questa norma del nostro codice penale, che obbliga il giudice a sospendere la pena se una ragazza è incinta o madre di un bambino molto piccolo.
L'articolo 146 di per sé tutela il prezioso diritto alla maternità e tutela gli stessi minori neonati, ed ha quindi un nobile intento, tuttavia episodi come questo sfuggono alle motivazioni ed agli intenti originali per cui è era stato redatto.
Le giovani borseggiatrici beneficiano sempre del differimento della pena?
Probabilmente le giovani borseggiatrici, sia pur maggiorenni e consapevoli, sono spesso un anello di una catena criminale che conosce bene le regole basilari del diritto nel nostro paese, il loro modo di operare assicura loro anche un ricambio periodico e soprattutto il fatto di essere rimesse in libertà nell'ambito delle condizioni di maternità e neonatalità, anche se vengono arrestate in flagranza.
Che fine fanno le pene sospese e arretrate?
Visto che nelle situazioni descritte si parla di sospensione, congelamento e differimento delle pene, è lecito domandarsi cosa accade nella pratica alle denunce e condanne che vengono accumulate. Emblematico il caso di una ragazza borseggiatrice fermata a Milano, che all’età di 26 anni aveva giù accumulato un totale di carica 25 anni di carcere, regolarmente differito e sospeso.
Ebbene, quando non potranno più beneficiare di un nuovo differimento perché non più gravide o neomamme, e verranno fermate dalle forze dell’ordine, non potranno più beneficiare di un nuovo differimento e sconteranno le loro pene. Non è però difficile immaginare che prima di trovarsi in tali condizioni lasceranno il nostro paese rendendosi spesso irreperibili, da sostanziali impunite.
Per questo motivo l'unica soluzione efficace alla risoluzione di questo problema, che indubbiamente danneggia l'immagine delle forze dell'ordine e della giustizia italiana, è una modifica del codice di procedura penale, nell'ambito di una sua riforma complessiva. Al proposito ricordiamo che nostro codice penale è stato redatto nel 1930 da Alfredo Rocco, il guardasigilli del governo Mussolini, e da allora è ancora in vigore.
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