“[Sulla band La fame di Camilla] Ho deciso io di scioglierci quando ho capito che per me non andava più bene. È stato come quando finisce una storia d'amore. Quando sei innamorato di qualcuno ami il modo in cui questo qualcuno ti fa sentire bene. Ecco, io non mi sentivo più bene e ho deciso di chiudere. La via più facile sarebbe stata quella di continuare, restare nella comfort zone, nella situazione più comoda , ma io volevo crescere, scontrarmi di nuovo perché non sono abituato a stare comodo. Loro la presero male, io stesso ero a pezzi ma fu necessario. Quel giorno a Bari, appena uscito dalla sala prove, piansi tantissimo, e mi viene da piangere anche adesso. Sapevo che qualunque cosa io avessi fatto in seguito non sarebbe mai stato più bello di così. Con quei tre ragazzi ho scoperto e vissuto pienamente per la prima volta questo lavoro: concerti, concorsi, mille chilometri per suonare un pezzo e poi tornare indietro. Eravamo stati definiti la rock band sconosciuta più famosa d'Italia. Questi ragazzi oggi sono i miei fratelli, li sento praticamente tutti i giorni per qualsiasi cosa. Siamo rimasti più che amici.
”
Ermal Meta